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Fascismo | di Dr. Georg Schedereit Il fascino del fascismo Ma perché i giovani (specialmente in Italia) dovrebbero interessarsi della storia del fascismo?
Perché ne sanno poco o niente, questa la risposta di vari sondaggi. Ma i giovani devono conoscere forza e fallimento del fascismo - per vaccinarsi contro tutti i miti dell'"uomo solo al comando", dell'"uomo della provvidenza"; - per rendersi conto di quanto valgono la certezza del diritto e la divisione dei poteri; - per vivere le libertà individuali non come ovvietà, ma coscienti della loro preziosità e precarietà. Questo in teoria. Ma nella realtà dell'Italia d'oggi il duce è veramente morto e sepolto? Visitiamo la cripta dei Mussolini prima di riconsiderare la questione.
LA BRUTTA NOTIZIA A volte tornano. Sono tra di noi. Sono in noi. Sono le forze dell'irrazionalità
L'afflusso di visitatori alla cripta a San Cassiano di Predappio non accenna a diminuire. Il desiderio di omaggiare per iscritto i resti del duce nemmeno. Un sabato qualunque, sono venti o trenta i visitatori individuali che si susseguono, silenziosamente, a lasciare un loro messaggio scritto al cospetto di un austero duce di marmo, nel grande libro degli ospiti appositamente piazzato al centro della cripta. Un librone che dovrà essere sostituito da uno nuovo almeno una volta al mese, immagino, strapieno com'è di sentimenti senza dubbio sinceri, ma anche di idee confuse e nozioni di storia approssimative. È l'effetto che un duce così, anche se morto più di 60 anni fà, riesce ancora a suscitare in chi ha fatto il viaggio apposta per essergli vicino fisicamente e spiritualmente. Eccoli questi messaggi, trascritti da me fedelmente ma naturalmente senza le firme, nell'ordine in cui li ho letti: Sempre nel cuore, nella mente e nel corpo!! W DUX. Pax Dux. Sei sempre con noi. Duce - a N+oi!!! Saluti al Duce. Riposate in pace. Peccato che non ci sia Claretta, Martire dell'amore. Caro Benito, ritorna se puoi nell'anima di qualcuno, stiamo andando a rotoli! Uccidete me, ma l'idea c'è in me non la uccidete mai (G.Matteotti, 1921). Un grazie non basta. Sei stato grande, il tempo di darà ragione. Ci manchi. x sempre nella Storia d'Italia. Vinceremo noi. Grazie x sempre. Grande uomo e condottiero. Un grazie a nome dell'Italia! Grazie Padre Incompreso degli Italiani. Onore eterno al nostro liberatore. Un saluto a colui che ha cambiato la storia d'Italia. Ciao DUX da dei parà della Folgore. Sarai sempre apprezzato dagli Italiani. Stiamo lottando nel buio. Solo tu Duce puoi darci la luce. Saluto a colui che ha fatto la storia d'Italia. Onore al Gran Duce. P.S. Un saluto anche da papà e nonna. Un saluto romano a te! onore a te o Duce. Da questo luogo spiccheremo il volo per la conquista del M+ond+o! Se tu potessi sapere quello che ti hanno fatto coloro che tu hai aiutato. Al DUCE: Forse il più grande di questa terra, un uomo valoroso amante della patria. Se oggi esistono tante cose buone lo dobbiamo soltanto a lui e non a quei "bolscevichi" che stanno mandando a rotoli l'Italia! Dux mea Lux, tre giovani camerate. Fermiamo l'immigrazione! Viva l'Italia!!! Ciao Duce, anche a nome di mamma Maria che tanto ti ammirava e continua ad ammirarti da lassù! +Onore e fedeltà al duce e Grazie di tutt+o quell+o che hai fatt+o... W il DUCE per sempre camerate. Benito risorgi! Una curiosità, a proposito: ca. 20 km più a sud, nella campagna presso Forlì, al primo piano della dimora di famiglia, nella camera a letto di Donna Rachele e (quando c'era) Mussolini, la Sua presenza è eternamente assicurata da uno specchio antico che quando ti avvicini con una certa fede e lo contempli da un certo angolo, ti fa vedere quella nota sagoma del mento più eminente del Novecento, almeno questo ti induce a credere la guida di famiglia in quella casa. Allora, il mussolinismo non sembra proprio morto e sepolto a tutti gli effetti. L'impatto del duce sulle emozioni di tante persone è tuttora profondo. In un paese come Predappio poi, si potrebbe arrivare alla conclusione che spesso e volentieri sono le persone più intelligenti che più stupidamente sottovalutano la forza dell'emotività e della passionalità nazionale, eternamente infiammabile da echi e tamburi di guerre passate, presenti e future. La forza evocatrice di quella fiamma eterna è molto più palpabile in questi "santuari" del fascismo (di cui l'ultimo è stato aperto ufficialmente e forse fin troppo ufficialmente, a Riccione) che non nei migliori studi academici sul fascismo. Ma solo stimolando e rendendo attraente l'uso della ragione rispetto a questo fenomeno avremo buone probabilità di non cascare mai più in una trappola anche solo lontamente parente del fascismo italiano.
LA BELLA NOTIZIA L'Italia di Berlusconi non è fascista. Soprattutto non coltiva la violenza come l'Italia di Mussolini
L'Italia democratica di oggi e tutt'altro che una dittatura fascista. Essa non presenta nessuno dei connotati organizzativi culturali istituzionali specifici del concetto di fascismo come rielaborato da studiosi come Emilio Gentile ed altri. Enumerare qui questi connotati ci porterebbe troppo lontano. Ci limitiamo ad osservare, semplificando ed esagerando un pò, che mentre per il fascismo lo Stato è, e deve essere per forza, dominante onnicomprensivo totale, totalitario appunto, per il centrodestra odierno invece lo stato non è più oggetto di idolatria, al contrario: di per sè non vale molto, forse niente, comunque mai quanto esige in tasse. Ma la differenza decisiva tra Mussolinismo e Berlusconismo è un'altra. Si può sostenere ragionevolmente che il fascismo si è contraddistinto sin dall'inizio, e con innegabile "successo" sulla piazza politica, per un ossessivamente dinamico culto di violenza "catartica". Sotto questo punto di vista, non c'è nessuna evidenza che qualcosa che gli somigli anche solo lontanamente giochi un ruolo nella politica italiana di oggi. L'intimazione pesante, la violenza "purificatrice" e l'eliminazione fisica non sembrano ora essere opzioni promettenti per nessuno che, dentro o fuori dal Parlamento, sia alla ricerca di "scorciatoie" per prendere il potere in Italia. Oggi, perfino il più "testone" degli squadristi di allora si renderebbe presto conto che la politica italiana non offre, al momento, nessuna attraente "nicchia di mercato" da conquistare con la forza bruta. Dovrebbe, semmai, ripiegare sulla violenza da stadio ed arruolarsi tra qualche gruppo di tifosi "ultrà". Passando ad un livello più personale, si denota un'altra differenza tra allora ed oggi, forse minore ma rivelatrice: l'assenza di senso dell'umorismo in Mussolini, tipica del grande dittatore - quando invece Silvio Berlusconi ama presentarsi il più "leggero" possibile, con uno smagliante sorriso 24 ore, sfornando "boutade" e barzelette in continuazione. Benito Mussolini invece aveva molte doti ma non questa (anche se talvolta sapeva essere acutamente sardonico). Stiamo parlando di umorismo volontario, naturalmente. perché dopo un pò, gli risero dietro dappertutto, in mezzo mondo, ed ancora non hanno finito a farlo. Ma né Mussolini né Berlusconi possono essere visti solo come due grandi pagliacci da chiunque voglia compiere uno sforzo serio per comprendere da dove vengono gli italiani e gli europei, politicamente, e dove andranno a parare. Sin qui abbiamo individuato qualche differenza tra l'Italia di Mussolini e quella di Berlusconi. Ma è possibile che queste due Italia abbiano anche qualcosa in comune? Qualche risposta forse la troviamo tra le righe delle risposte che azzardiamo di fronte ad un'altra domanda.
PERCHÈ’ PRENDERE SUL SERIO IL FASCISMO ITALIANO ADESSO?
1. È qui che è nato il fascismo europeo - e con lui il totalitarismo (anche se in seguito molti accademici, impressionati da altre realtà, più spietate e più inesorabili, hanno in qualche modo "espropriato" l'Italia del suo "diritto d'autore" sul termine totalitarismo): Gli italiani per primi s'imbarcarono in quel loro particolare esperimento totalitario, molto prima che i tedeschi li "superarono" (di gran lunga, bisogna dire). Nell'Europa di allora, più e prima della Russia, l'Italia costituiva il laboratorio politico più trasgressivamente creativo ed avanguardistico, fungendo da teatro all'evoluzione della specie totalitaria, ed ad eventi destinati ad afliggere ed a traumatizzare l'Europa intera e tante altre parti del mondo, per tanti anni a venire.
2. L'avvento ed il carisma di Benito Mussolini ha fortemente ispirato Adolf Hitler. Egli seguì le orme del duce, distruggendo la democrazia con i stessi suoi mezzi, ma ci mise parecchi anni in più. Non fece mai mistero della sua profonda ammirazione per "quel gran uomo" come ebbe ad ossannarlo già nel 1924 in "Mein Kampf", caratterizzandolo come "infinitamente superiore" a tutti i politicanti tedeschi, e sostenendo che il fascismo fosse la cosa migliore che mai potesse accadere a quel secolo fetente. Questo ed altro Hitler lo scrisse quando era ancora in prigione, dopo che era miseramente fallito la sua imitazione bavarese della marcia su Roma. La sua calda ammirazione, anche se non altrettanto caldamente corrisposta, non si raffreddò mai del tutto, sopravvivendo perfino a qualche episodio di mussoliniana megalomania ed inefficienza che sopresero persino Hilter che certo non era alieno a queste patologie.
3. Il modello del fascismo italiano ha influenzato la storia del '900 più di quanto non si ami ammettere né in Italia né all'estero. Ma nel secolo ventunesimo, i giovani, ovunque essi vivano o studino, e soprattutto se prendono la sana abitudine di leggere non solo il libri di storia del loro paese (e del loro partito), non possono ignorare un fatto: che l'operato e influenza dei loro antenati non è stata sempre così benefica come sono stati indotti a credere. Italiani brava gente? Certo, ad ogni amante (e chi non lo è?) di un paese così bello e civile vorrebbe escludere la possibilità che anche l'Italia potessse essere invasato da qualcosa di anche solo vagamente demoniaco o disumano. Dall'altra parte, è proprio questo l'aspetto che rende ancor più affascinante l'escursione verso i lati più oscuri di una cultura così solare: se perfino gli italiani erano capaci di tanto misfatto, che dire allora di noi altri, in un mondo contrassegnato da malefatte di dimensioni storiche, inconfessabili, commessi in nostro nome ed in nome del presunto progresso?
4. C'è una tendenza (poco salubre, secondo l'autore) a tabuizzare, nelle scuole, nei media e nei partiti, temi come i tre appena menzionati, temi che toccano i nervi della identità nazionale e/o della sicurezza (inter)nazionale. Perché? Si può supporre che questi temi non "quadrano" troppo bene con la crescente tendenza (non solo nei media e nella scuole ma anche nella storiografia e ai massimi vertici governativi) a minimizzare od ignorare gli effetti più impresentabili del ventennio fascista in Italia ed all'estero, per esempio: il culto e la pratica della violenza gratuita e/o dell'assassinio di oppositori al regime, *la forzata italianizzazione e/o vari progetti di "pulizia etnica", e soprattutto gli attacchi con gas tossici ed altri crimini di guerra coloniale. Invece, si tende ad esaltare l'immagine degli "italiani brava gente", incapaci di brutalità e bestialità di tipo nazista, stalinista ecc. Eufemisticamente, l'Italia mussoliniana viene rappresentata come sostanzialmente ben intenzionata, pacioccona, paciosa, amante della pace tra i popoli, tragicamente destinata però a cadere vittima di quel guerrafondaio megalomane razzista che era Hitler. Ma alla lunga forse non conviene a nessuno prendere in giro se stessi, ancor prima degli altri, stigmatizzando le loro malefatte più efferate, invece di guardare allo specchio soprattutto se stessi e confrontarsi la propria storia, con le luci ma anche con le ombre, in tutta sincerità.
5. "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini usava mandare certe persone in dei luoghi di villeggiatura" Così ebbe a dire Silvio Berlusconi, nel settembre 2003, così fu citato dal settimanale inglese "The Spectator". Le sue parole causarono un pandemonio. Un presidente del consiglio italiano non poteva certo essere così ignorante (o criptofascista?) da ignorare che Mussolini aveva causato centinaia di migliaia di morte premature, o no? Comunque sia, era innegabile che Berlusconi aveva concesso quell'intervista non ad un giornalista britannico qualsiasi, ma proprio quello che non aveva mai fatto mistero della sua ammirazione, oltre che per lui, anche per Mussolini. Il nome di quest'ultimo viene raramente pronunciato da Berlusconi. Insolitamente, non ama parlare in pubblico del fascismo, nonostante i suoi primi anni di vita coincidano con gli ultimi anni del regime. Preferisce di molto parlare (male) del comunismo, sotto il quale non ha però mai vissuto.
6. Il governo Berlusconi ha seriamente minato la costituzione antifascista della repubblica italiana Neanche le leggi più controverse degli anni di governo di Berlusconi, ed sono tante, possono essere paragonate alle "leggi fascistissime" sulle quali Mussolini fondò e costruì la sua dittatura dal 1926. Dall'altro lato, Berlusconi è già (stato, ndr), e di gran lunga, il capo del governo più potente dai tempi del duce. Nonstante questo, proprio lui ha insistito finché il Parlamento votò una riforma che ha tutta l'aria di sottometterlo alla volontà del premier, e di togliere poteri anche al capo dello stato ed alla corte costituzionale, ossia a tutti i più alti organi di garanzia e di controllo. Per decenni, questa costituzione prettamente antiautoritaria, nata dalla comune causa antifascista dei movimenti della resistenza, aveva cementato tante coalizioni multipartitiche a guida democristiana. Ma essa aveva assicurato anche un tasso relativamente alto di democrazia parlamentare e di diritti civili in Italia. Solo i nostaligici del fascismo rimasero fuori da questo "arco costituzionale". È stato Berlusconi a catapultare i post-fascisti alla ribalta, al centro della scena politica. Il tutto cominciò quando egli appoggiò pubblicamente la candidatura di Gianfranco Fini (Alleanza Nazionale) a sindaco di Roma, nel 1993. Poco dopo, Berlusconi in persona "scese in campo" e creò "Forza Italia", ufficialmente un partito, ma assimilabile più ad un'azienda specializzata in marketing ad personam, con programmi mirati a promuovere il proprio capo come "miglior prodotto" sul "mercato" politico. Su alcuni punti-chiave, come il rispetto per la giustizia o per il Parlamento, o quando è in gioco lo stato di diritto e la divisione dei poteri, Berlusconi può essere considerato più spregiudicato ed estremista dei suoi partners postfascisti. In quanto a populismo e relative battute ad effetto, Berlusconi batte tutti (anche se la Lega Nord si dá da fare anche lei). Non ha rivali quando si tratta di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, di avere i titoli dei (tele)giornali tutti per se, anche di quelli che non gli appartengono. La concentrazione di potere mediatico economico politico nelle mani di un capo del governo, ed il relativo potenziale di conflitti d'interessi di enormi dimensioni, fa sorgere questioni che vengono regolarmente discusse da varie istituzioni, pubbliche e private, e che sono state sollevate più volte anche al Parlamento Europeo. Qui sono in gioco principi e valori che sono alla base di una cultura politica che non appartiene soltanto all'Italia, ma a tutta l'Europa. Questa è la logica che ci porta ad andare oltre i problemi specifici italiani, e ci fa tornare infine alla domanda centrale del fascismo, e come affrontarlo.
CONCLUSIONE I fascismi ingrassano nelle crisi ...e sono ridimensionati laddove c'è la coesione sociale ed il gusto di risolvere problemi
La crisi è cruciale, su questo sono d'accordo quasi tutti i ricercatori, sia che optino per una definizione generica del fascismo (per es. Roger Griffith) sia che ne preferiscano una più specifica (per es. Emilio Gentile).
L'esperienza storica insegna che i fascismi tendono a prosperare sull'incapacità dei sistemi pluralistici, in certi momenti, a risolvere particolari emergenze socio-economiche, in concomitanza con fenomeni di profonde frustrazioni da sradicamento urbano e/o da gravi lesioni della propria identità nazionale, o comunque percepite come tali. Aggiungete una mancanza preoccupante di radici, di valori, di prospettive comuni, in una società sempre più industrializzata e spregiudicata che vi sembra perdere sempre più la bussola - ed avete già parecchi pressuposti un bel giorno potreste svegliarvi ed accorgervi di vivere sotto una specie di fascismo.
Il tasso di fascismo, la percentuale di fascisti in una data società può essere paragonato ad un termometro, indice dello stato febbrile del corpo democratico. Solo una minoranza degli stati europei non è mai stata contagiata da questa febbre, tra cui anche stati così esposti come Svizzera, Cecoslovacchia e Beneleux. Questo sembra indicare che perfino delle picccole democrazie possono sopravvivere al pericolo del fascismo, a condizione però che riescano a svilluppare speciali energie coesive dal loro interno (è il caso del Belgio, con un particolare substrato culturale cattolico). Ma la migliore assicurazione sulla vita per le liberaldemocrazie parlamentari contro le varie tentazioni fasciste (o totalitarie di altro tipo), sembra chi sia da ricercarsi ancora nelle capacità delle loro elites di governo a gestire ed a superare crisi anche profonde. |
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Saggio presentato dal meranese Georg Schedereit dopo lo svolgimento del corso speciale su "Fascismo in Europa dal 1919 ad oggi", alla History Summer School dell'Università di Cambridge (20-30 luglio 2005), valutato "1st class, grade A+, percentage mark 71%" da due professori della Facoltá di Storia, con la seguente motivazione:
"This is written with verve, panache and passion. Allowing for the journalistic style, it very effectively answers the question. It draws on both the results of academic study, and the author's personal experience and analysis of contemorary Italy. There are some imperfections of English style but these are few and minor considering that English is NOT the author's first language. An impressive piece of work." (firmato Dr John Pollard, Course Director "European Fascism, 1919 to the present") |



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Des Menschen höchstes Gut ist seine Menschlichkeit.
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